Pollo Tikka: ecco la storia e la mia ricetta del Chicken Tikka Masala, ovvero il piatto nazionale… Inglese!

Se c’è un piatto presente in ogni menu del ristorante indiano, quello è il pollo tikka masala, composto da pezzi di pollo grigliati avvolti in una salsa di pomodoro speziata e cremosa. Cosa c’è dietro all’enorme popolarità di questo piatto in sostanza così semplice? Probabilmente il fatto che la salsa di pomodoro abbia un fascino davvero universale: “quando il piatto viene consumato con pane naan, è come una versione indiana della pizza!” ha affermato la scrittrice di libri di cucina e insegnante di cucina Julie Sahni, una delle maggiori autorità nel campo della cucina indiana.

Chicken Tikka Masala: la ricetta indiana del pollo tikka masala diventata piatto nazionale inglese

 

Il pollo tikka, o chicken tikka, nasconde anche una curiosità: è un piatto indiano, ma è anche il piatto tradizionale della Gran Bretagna! La salsa speziata cremosa è stata aggiunta per soddisfare il desiderio degli inglesi di far servire la loro carne in salsa. Nel 2001 il ministro degli Esteri britannico Robin Cook ha menzionato il piatto in un discorso acclamando i benefici del multiculturalismo britannico, dichiarando che il chicken tikka masala era ormai un vero piatto nazionale britannico, non solo perché è più popolare piatto nei pub e ristoranti inglesi, ma perché è un esempio perfetto del modo in cui la Gran Bretagna assorbe e adatta le influenze esterne.

Ecco ingredienti e preparazione del Pollo Tikka per due persone:

  • Due petti di pollo senza pelle
  • Due cucchiai di yogurt al naturale
  • Due cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • Il succo di lime fresco o di limone
  • Un pezzetto di zenzero fresco
  • Uno scalogno
  • Un ciuffo di prezzemolo
  • Una tazza di salsa di pomodoro
  • Mezza tazza d’acqua
  • Un cucchiaio di panna da cucina
  • Sale
  • Due cucchiaini di spezie Tikka Masala

San Lunardo: una barca con la cucina appoggiata sul fiume Lemene a Portogruaro

Ci sono dei giorni in cui si percepisce chiaramente che qualcosa è cambiato rispetto al giorno precedente. Oggi, ad esempio, ho avuto la sensazione di vivere il primo vero giorno d’autunno. Poco male, l’autunno culinariamente parlando, è una stagione davvero interessante… Ne ho parlato con Nicola, titolare del ristorante galleggiante San Lunardo, locale davvero particolare, adagiato sulle placide acque del fiume Lemene in piazza Dogana, in centro a Portogruaro.

 

Nicola si è diplomato all’istituto alberghiero Cornaro di Jesolo. Dopo varie esperienze tra Jesolo, Caorle e Venezia, è approdato (è proprio il caso di dirlo) alla San Lunardo – Barca e Cucina, per un progetto davvero affascinante.

La San Lunardo è un vecchio burcio, un’imbarcazione originariamente adibita al trasporto di merci, che dopo anni di onorevole servizio ha deciso di trascorrere la pensione a Portogruaro, bella cittadina di una Venezia di provincia, ospitando un piccolo e suggestivo ristorante di pesce.

Prima di fermarsi qui, la San Lunardo aveva navigato come imbarcazione da crociera sul fiume Lemene. Erano piccole crociere su prenotazione con pranzo o cena a bordo con un tradizionale menù fisso di pesce. Ora la sua cucina, grazie alla passione ed alla preparazione di Nicola, coadiuvato dal fratello Enrico, è cambiata, si è impreziosita è diventata originale ed interessante.

Ho chiesto a Nicola di parlarmi della sua visione della cucina, ecco cosa mi ha raccontato davanti ad un bicchiere di Lison perfetto per la nuova stagione:

“La cosa he più mi sta a cuore è dare importanza alla stagionalità del prodotto. Tutta la frutta e la verdura che utilizzo nella mia cucina sono di stagione per due ovvi motivi: costa meno ed è molto più buona.

Io credo che frutta e verdura per non annoiare debbano essere consumate nel loro periodo naturale. L’altra è legata al territorio: credo che sia giusto promuovere la produzione locale.

E poi non vorrei veder andati perduti certi sapori legati al nostro territorio ed alle nostre tradizioni. Per esempio, lo scorso inverno abbiamo inserito in menù i cardi fritti. Li mangiavo da mia nonna da piccolo e non ne ho più mangiati fino a quando, dopo circa vent’anni, li ho inseriti in menù. È stata una piccola emozione ed una bella soddisfazione.

E infine c’è la parte più innovativa: è come una voce dentro che ti dice: “buoni gli spaghetti con le vongole, ma perché non provare ad aggiungere qualcosa per renderli anche originali?”. È così, ad esempio, che è nato il piatto presente nel nostro menù autunnale “bigoi con vongole saltate ed erbette”.

Nicola deve affrettarsi, stanno arrivando i primi ospiti della cena, io posso gustarmi il mio bicchiere guardando la città dal fiume. Stasera ho scoperto a due passi da casa un altro piccolo pezzo della nostra grande bellezza…